Punti Chiave
- Green bond da 1,3 miliardi: E.ON copre la quasi totalità del fabbisogno di capitale 2026 tramite obbligazioni verdi, segnando una delle emissioni più rilevanti nel settore energetico europeo dell'anno.
- Londra e l'indice SETESG: Il Regno Unito consolida il primato come maggior mercato mondiale per il finanziamento di energia pulita, mentre la Thailandia debutta con il primo strumento strutturato collegato all'indice di sostenibilità azionaria SETESG.
- Acciaio verde in stallo: Il 50% dei progetti globali di green steel risulta bloccato da gap di finanziamento e domanda insufficiente, mettendo a rischio le tempistiche di decarbonizzazione industriale.
La geografia del denaro verde: Londra detta ancora le regole
Nel 2026 la finanza climatica non è più un tema di nicchia per fondi etici e investitori di lungo periodo. È diventata la linea di faglia attorno a cui si ridisegnano le gerarchie economiche globali. E in cima a questa nuova mappa del potere finanziario, con una posizione che si rafforza trimestre dopo trimestre, c'è Londra. Secondo le analisi più recenti, il Regno Unito si è affermato come il maggiore mercato mondiale per il finanziamento di progetti di energia pulita e il principale hub europeo per gli investimenti privati in tecnologie green. Non è un primato costruito su dichiarazioni d'intenti, ma su flussi di capitale misurabili, su infrastrutture regolamentari consolidate e su una concentrazione di competenze finanziarie che nessun'altra piazza europea riesce oggi a replicare. La City, insomma, ha trovato nel green finance una nuova vocazione sistemica, e la sfrutta con la stessa efficienza con cui ha dominato per decenni i mercati valutari e obbligazionari tradizionali.

E.ON apre la strada: 1,3 miliardi di euro in green bond
Il caso più emblematico di questa stagione arriva però dalla Germania. E.ON, colosso energetico europeo, ha collocato con successo obbligazioni verdi per 1,3 miliardi di euro, coprendo di fatto la quasi totalità del proprio fabbisogno di capitale per l'esercizio in corso. L'operazione non è solo rilevante per le dimensioni: è un segnale di mercato preciso. Gli investitori istituzionali hanno risposto con apprezzamento, confermando che la domanda di strumenti di debito sostenibile rimane robusta anche in un contesto macroeconomico che ha messo sotto pressione molte altre asset class. Per E.ON si tratta di un'ulteriore dimostrazione che la transizione energetica, se strutturata con rigore finanziario, può tradursi in un vantaggio competitivo concreto sul mercato dei capitali, non solo in una narrativa di responsabilità d'impresa.

India: depositi verdi in crescita e un forum che vuole passare dalle parole ai fatti

A migliaia di chilometri dalla City e dalle sale operative di Düsseldorf, l'India sta costruendo la propria versione della transizione sostenibile con strumenti e velocità diversi, ma con una traiettoria sempre più definita. Le banche pubbliche indiane hanno registrato nell'esercizio finanziario 2026 una crescita marcata dei cosiddetti depositi verdi, ovvero raccolta vincolata destinata esclusivamente al finanziamento di trasporti puliti ed energie rinnovabili. Il dato non è solo contabile: racconta un cambiamento nell'orientamento del risparmio retail e istituzionale indiano, che inizia a cercare attivamente strumenti con una destinazione d'uso certificata. Parallelamente, Nuova Delhi ha ospitato il Forum Net Zero India 2026, che ha riunito oltre 250 leader internazionali con un obiettivo dichiarato e insolito per questo tipo di eventi: non produrre ulteriori dichiarazioni di visione, ma definire strategie operative concrete e misurabili. Un cambio di registro che, se mantenuto, potrebbe accelerare significativamente l'implementazione degli impegni climatici indiani su scala industriale.
Thailandia: il primo structured note sull'indice ESG

Nel frattempo, nel Sud-Est asiatico, si registra una prima volta che merita attenzione. K Bank e IRPC hanno lanciato in Thailandia il primo strumento di investimento strutturato collegato all'indice azionario di sostenibilità SETESG. Il prodotto, denominato "Bonus Structured Note", rappresenta un'innovazione significativa per il mercato finanziario thai, storicamente meno esposto agli strumenti ESG rispetto alle piazze occidentali o a quella di Singapore. L'iniziativa segnala che la finanza verde sta penetrando anche mercati emergenti che fino a pochi anni fa ne erano sostanzialmente ai margini, ampliando la base geografica del capitale disponibile per la transizione climatica.
Il nodo irrisolto: l'acciaio verde resta al palo
Eppure, a fronte di questo quadro apparentemente in espansione, esistono zone di stallo che i dati rendono impossibile ignorare. Il settore dell'acciaio verde è il caso più critico. A livello globale, il 50% dei progetti pianificati risulta bloccato, intrappolato tra gap di finanziamento strutturali e una domanda di mercato che non cresce abbastanza rapidamente da giustificare gli investimenti necessari. La decarbonizzazione dell'industria siderurgica è uno dei nodi più complessi dell'intera transizione energetica, perché richiede capitali enormi, tecnologie ancora in fase di scaling e una domanda premium che i compratori finali, dalle automotive alle costruzioni, non sono ancora disposti a pagare sistematicamente. Il risultato è un circolo vizioso: senza domanda certificata, i finanziatori esitano; senza finanziamenti, i progetti slittano; senza progetti operativi, la domanda non si struttura. Secondo le proiezioni attuali, se questo pattern non viene interrotto entro il 2027 attraverso meccanismi di garanzia pubblica o contratti a lungo termine con acquirenti industriali, una quota rilevante degli obiettivi di abbattimento delle emissioni nel settore manifatturiero pesante risulterà irraggiungibile entro il 2030.
