Punti Chiave

  • Prestazioni: Il nuovo Sensor Fusion Processor eroga 160 TOPS in INT8 e 80 TFLOPS in FP16, con TDP sotto i 75 watt.
  • Tecnologia: Chip ASIC prodotto da TSMC a 5 nanometri, con carTPU proprietario, CPU RISC-V dual-core e 64 MB di SRAM on-chip.
  • Impatto: Waymo riduce la dipendenza da Nvidia e AMD, rafforzando l'integrazione verticale della sesta generazione del Waymo Driver, montata sul veicolo Zeekr Ojai.

Un chip per pre-processare i sensori

Waymo ha annunciato lo sviluppo di un chip ASIC progettato internamente, già in produzione sulla sesta generazione del suo Waymo Driver. Il componente, denominato Sensor Fusion Processor, si colloca a monte del computer principale del veicolo e pre-processa i flussi di dati grezzi provenienti da lidar, radar, telecamere e microfoni.

Il chip filtra, codifica e fonde le informazioni sensoriali in tempo reale, riducendo la latenza percettiva dal primo pixel in ingresso fino all'embedding finale. La riduzione dei tempi di reazione diventa determinante in scenari urbani complessi, dove il sistema deve rispondere a pedoni o veicoli che invadono la corsia in una finestra temporale minima.



Waymo svela chip proprietario per la guida autonoma - Foto 1

Specifiche tecniche presentate a Hot Chips 2026

Le caratteristiche del chip sono state svelate durante la conferenza Hot Chips 2026. Il componente è realizzato con il processo a 5 nanometri di TSMC (nodo N5), occupa un'area di 208 mm² ed è racchiuso in un package FCBGA da 45x45 mm.

La memoria in-package LPDDR5x garantisce una banda di 273 GB/s, mentre l'interfaccia con il sistema host passa attraverso PCIe Gen5 x8 e una connessione Ethernet a 25 Gbps. Il consumo energetico resta sotto i 75 watt di TDP, a fronte di una capacità di calcolo pari a 160 TOPS in INT8 e 80 TFLOPS in FP16, supportata da 64 MB di SRAM on-chip.

Architettura interna e approccio compiler-first

Il chip integra il carTPU, un acceleratore neurale progettato da Waymo, affiancato a due GPU di terze parti, tre blocchi ISP e un percorso MIPI per l'ingestione diretta dai sensori. Il controllo è affidato a CPU dual-core RISC-V con estensioni vettoriali, scelta che marca l'indipendenza architetturale dell'azienda.



Waymo svela chip proprietario per la guida autonoma - Foto 2

Il carTPU si riconfigura dinamicamente tra modalità di massima concorrenza, con backbone camera e radar separati, e modalità a bassa latenza, con fusion backbone unificato. Sul fronte software, Waymo compila anticipatamente il modello di fusione sensoriale in un mega-kernel ottimizzato per sfruttare la SRAM on-chip, riducendo gli accessi alla memoria esterna. Su carichi come il Sensor Backbone, il chip risulta fino a 14 volte più efficiente rispetto a una soluzione off-the-shelf equivalente.

Integrazione verticale e posizione di mercato

Waymo opera oggi a San Francisco, Phoenix, Los Angeles e Atlanta, con una flotta che ha percorso quasi 200 milioni di miglia in autonomia completa. L'azienda ha recentemente raccolto un round da 16 miliardi di dollari, portando la propria valutazione oltre i 126 miliardi di dollari.

La sesta generazione del Waymo Driver equipaggerà il veicolo Zeekr Ojai, prodotto dal gruppo Geely. Il sistema riduce il numero di telecamere rispetto alla generazione precedente mantenendo prestazioni superiori, grazie a sensori da 17 megapixel e all'elaborazione delegata al silicio custom. Waymo ha inoltre indicato che il chip opera in condizioni estreme, incluso il caldo estivo di Phoenix con liquido di raffreddamento a 60°C.



Waymo svela chip proprietario per la guida autonoma - Foto 3

Scenario competitivo

Tesla continua a promuovere il proprio robotaxi, Uber ha siglato una partnership da 1,25 miliardi di dollari con Rivian per 50.000 veicoli autonomi, mentre Baidu Apollo e Pony.AI espandono i propri servizi. Nessuno di questi attori ha però raggiunto un livello di integrazione verticale paragonabile, che copre sensori, silicio e modelli di intelligenza artificiale.

Il chip completa la strategia full-stack di Waymo, che include lidar proprietario, radar imaging, telecamere HDR e un Foundation Model dedicato alla guida autonoma. La combinazione di hardware dedicato e software co-progettato punta a rendere la scalabilità dei robotaxi una questione di produzione industriale più che di ricerca sperimentale.